Reggio Calabria: scoperta una rete di truffa ai danni dell’Agenzia delle Entrate

guardia di finanza reggio calabria
guardia di finanza reggio calabria

Smascherata una vasta truffa ai danni dell’Agenzia delle Entrate, tre arresti domiciliari e sequestro di oltre 700 mila euro per una rete criminale che falsificava dichiarazioni fiscali e otteneva rimborsi indebiti

La Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha messo in luce un’enorme truffa ai danni dello Stato, con il sequestro di oltre 700 mila euro e l’arresto di tre persone. L’indagine, che ha avuto inizio nel 2019, ha svelato un’organizzazione criminale dedita alla falsificazione di dichiarazioni fiscali, causando danni ingenti all’Agenzia delle Entrate.

Le misure cautelari sono state eseguite a seguito di un provvedimento emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, hanno portato a una serie di arresti domiciliari e al sequestro preventivo di una somma complessiva di 718.426,25 euro, corrispondenti a rimborsi fiscali fraudolenti ottenuti da ben 151 soggetti coinvolti nel complotto.

L’indagine è nata da una segnalazione della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate, che aveva rilevato anomalie nelle dichiarazioni fiscali di diversi contribuenti. Successivamente, l’attività investigativa ha portato alla scoperta di un’organizzazione criminale ben strutturata, che, grazie a intercettazioni telefoniche, acquisizioni documentali, indagini bancarie e l’analisi di numerosi dispositivi informatici, ha messo in evidenza un ampio sistema fraudolento.

Il modus operandi del gruppo prevedeva la sottrazione delle credenziali di accesso ai portali telematici dell’Agenzia delle Entrate, ottenute sia mediante l’inganno, che grazie alla complicità di alcuni pubblici ufficiali infedeli. In questo modo, gli indagati riuscivano a presentare dichiarazioni fiscali falsificate, ottenere rimborsi indebitamente e gestire il tutto senza destare sospetti. La rete criminale era altamente organizzata e suddivisa in vari livelli gerarchici, con intermediari incaricati di reclutare i contribuenti da coinvolgere nell’operazione.

I contribuenti, spesso ignari o compiacenti, fornivano i loro dati personali e le credenziali di accesso, convinti dalla promessa di rimborsi facili. Molti di loro appartenevano a categorie professionali specifiche, come i dipendenti di alcune società a partecipazione statale, o a gruppi di associazioni locali. La truffa ha coinvolto anche pubblici ufficiali, che hanno abusato del loro ruolo per rubare le credenziali dei contribuenti.

Per non essere scoperti, i vertici del sodalizio criminale hanno utilizzato una serie di stratagemmi: tra questi, l’assenza di contatti diretti con i contribuenti finali, l’utilizzo di centri fittizi di raccolta dichiarativa e la limitazione dei rimborsi sotto i 4.000 euro, per evitare l’attivazione delle procedure di controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Nel complesso, sono stati individuati oltre 1.200 modelli dichiarativi fraudolenti, relativi agli anni fiscali dal 2016 al 2022, che hanno consentito illeciti rimborsi per un totale di 718.426,25 euro. Di questa somma, circa 312.000 euro sono stati incassati dai membri dell’associazione criminale. La truffa ha avuto una diffusione così vasta che ha attirato l’interesse anche di alcune cosche mafiose locali, come quella dei Pisano, noti come “i Diavoli”, che operano nella piana di Gioia Tauro.

Ogni rimborso indebito veniva spartito con il 40% destinato al gruppo criminale, mentre il restante 60% veniva trattenuto dai singoli coinvolti. L’inchiesta continua e la responsabilità degli arrestati verrà accertata solo al termine del processo.

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